Cronistoria socio-politica della cannabis sativa (prima parte)

Sep 21 2016
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Articolo pubblicato sulla rivista-portale on line Dialogo di Monza
La provocazione del Bene

di Roberto Dominici

Secondo alcune indagini della Comunità Economica Europea (CEE), 71,5 milioni di cittadini europei consumano regolarmente marijuana e derivati della cannabis, e i consumatori sono in continua crescita. Alla base di ogni valutazione ci deve essere la conoscenza delle cose e ciò vale ancora di più per tutto ciò che può nuocere alla nostra salute. Conoscere gli effetti della cannabis è molto importante perché questa è la droga illegale più usata al mondo, a quanto afferma l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), seconda soltanto a droghe come l’alcool e il tabacco che, sebbene siano anch’essi dannosi, sono legali.
Il proibizionismo moderno sulla Cannabis è iniziato nel 1937 con il Marijuana Tax Act statunitense. La legalizzazione è un processo di eliminazione o riduzione delle leggi proibitive sull’uso delle droghe. Alcune ragioni addotte sono il fallimento delle politiche di guerra alla droga, il ricavo ottenuto dalla tassazione, il diritto degli adulti a vivere le proprie vite senza interferenze da parte del governo e la riduzione di crimini a seguito della legalizzazione. In Italia, tra i sostenitori di queste ragioni si è schierato di recente, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone. Gli oppositori, tra cui il magistrato Nicola Gratteri, invece affermano che una legalizzazione generalizzata porta maggiori persone ad usare droghe, che le droghe illegali sono una minaccia alla salute e allo stato sociale e che la legalizzazione è una violazione al diritto dei bambini a crescere in un ambiente privo di droghe;
In Italia l’uso di cannabis è illegale, l’uso esclusivamente personale è depenalizzato ma punito con sanzioni amministrative (sospensione / revoca della patente, del porto d’armi, del permesso di soggiorno). È disciplinato dal D.P.R. n. 309/1990, che costituisce il Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza. È teoricamente consentito l’uso terapeutico di preparati medicinali a base di marijuana debitamente prescritti secondo le necessità di cura. In Italia la prima Regione ad avviare una fase di regolamentazione dell’uso terapeutico della Marijuana è stata la Puglia con la delibera della Giunta regionale n.308 del 9 febbraio 2010, firmata dall’allora presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che stabilisce l’erogazione a carico del servizio sanitario regionale. Secondo la delibera pugliese i derivati della Cannabis, sotto forma di specialità medicinali o di preparati galenici magistrali, anche in associazione, possono essere prescritti dal medico specialista in neurologia, oncologia o preposto al trattamento della terapia del dolore cronico e acuto, alle dipendenze di strutture sanitarie pubbliche, nei casi in cui altri farmaci disponibili si siano dimostrati inefficaci o inadeguati al bisogno terapeutico, condizioni che possono verificarsi nella spasticità secondaria in malattie neurologiche, nella nausea e vomito, non sufficientemente controllati, indotte da chemioterapia o radioterapia, nel dolore cronico neuropatico non rispondente ai farmaci disponibili. La certificazione ha una validità di sei mesi e la prescrizione (Ricetta non ripetibile) trenta giorni. La delibera autorizza le Farmacie Ospedaliere delle Aziende Sanitarie a garantire l’erogazione dei cannabinoidi a carico del Servizio Sanitario Regionale.
Il 2 maggio 2012, il consiglio regionale della Toscana ha approvato la legge che autorizza l’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico nella regione, seguita il 31 luglio dello stesso anno da una legge regionale della Liguria. Nonostante ciò la situazione è tale che per via della difficoltà effettiva dell’ottenere una regolare prescrizione o per i costi notevoli del farmaco a base di marijuana, in Italia moltissimi malati, per curarsi, sono costretti a comprarla dagli spacciatori o a coltivarla in proprio, rischiando il carcere (se superano di poco un certo quantitativo nel primo caso, e nel secondo, se il giudice lo ritiene corretto). Il 23 gennaio del 2013 la cannabis è entrata nella tabella 2 della Farmacopea Ufficiale (FU), quindi rientra anche nell’uso terapeutico. Nel settembre 2014 i ministri della Salute e della Difesa hanno autorizzato la coltivazione di cannabis a uso medico, autorizzando la coltivazione di piante per realizzare medicine all’interno dello stabilimento chimico-militare di Firenze.
Negli USA, al Maggio 2013, sono 19 gli Stati, assieme al District of Columbia, ad aver legalizzato la Cannabis per uso terapeutico, ma in precedenza, nel novembre del 2012 il Colorado e lo Stato di Washington avevano legalizzato la Cannabis anche per uso ricreazionale. Durante il 2014 a Palermo è stata approvata una filiera composta da coltivatori per la coltivazione di cannabis da usare per fini terapeutici e per la fornitura di materia prima a vari comparti, tra cui quello tessile e della bioedilizia. La Direzione nazionale antimafia nella propria relazione annuale del 2014 ha richiesto al parlamento di valutare la possibilità di depenalizzare l’uso della Cannabis preso atto dell'”oggettiva inadeguatezza di ogni sforzo repressivo”. La Procura della Repubblica in particolare ha chiesto al legislatore di considerare le “ricadute che la depenalizzazione avrebbe in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite”. Nel marzo 2015, un gruppo di deputati (PD, SEL, M5S, gruppo misto), su proposta del sottosegretario agli esteri del governo Renzi, Benedetto Della Vedova (Scelta Civica), appoggiati anche da partiti esterni al parlamento (come Radicali Italiani e PRC) cui si è aggiunto il gruppo di Civati con “Possibile” ha proposto la legalizzazione dei derivati della Cannabis, elaborando una proposta di legge. Nel gennaio 2016, in Italia, sono stati depenalizzati i reati collegati alla coltivazione medica autorizzata, come la violazione delle procedure.
Ritengo uno spettacolo indecoroso quello di questo e altri parlamentari che pubblicamente fumano lo spinello in quanto danno un pessimo esempio ai giovani facendo passare il messaggio che la cannabis sia innocua per chi la fuma. Uno dei problemi legati alla diffusione di questa droga e che, molto spesso, viene pubblicizzata come se si trattasse di una sostanza innocua, priva di qualsiasi conseguenza dannosa. Ma tutto ciò non è assolutamente vero perché, essendo una droga, gli effetti della cannabis agiscono direttamente sul Sistema Nervoso Centrale, compromettendo la normale attività di alcune funzioni cognitive, soprattutto nel cervello plastico degli adolescenti.
Al di là delle opinioni e delle vedute personali, esistono dei dati obiettivi da considerare: a) il fallimento delle politiche proibizioniste e repressive; b) l’utilità in campo medico e terapeutico, in determinate malattie, e quindi la necessità di incoraggiare studi rigorosi e controllati per validarne l’uso.
Un recente studio pubblicato su Lancet Psychiatry (W.M. Compton et al. 2016) ha evidenziato che gli americani adulti che usano la marijuana sono in aumento e diminuiscono quelli che la percepiscono come nociva; questo studio non ha però trovato un aumento della prevalenza di abuso o dipendenza dalla sostanza nella popolazione esaminata, ma non è stato in grado di valutare l’impatto delle recenti legalizzazioni sulla liberalizzazione della cannabis e di trarre conclusioni circa gli effetti delle modifiche normative sui tassi di consumo e sugli effetti nocivi della sostanza, ma è probabile che entrambi aumenteranno. Per verificarlo è necessario continuare a monitorare l’uso di cannabis su larga scala sia negli adulti che negli adolescenti. Da un punto di vista scientifico, la legalizzazione della Cannabis costituisce un esperimento naturale di enorme interesse. Non è chiaro tuttavia quanto sia privo di conseguenze per la salute dei cittadini. Questi radicali cambiamenti nella policy degli Stati Uniti nei confronti della Cannabis avvengono, parallelamente rispetto al progresso delle conoscenze sul meccanismo degli effetti biologici della Cannabis sul sistema nervoso centrale.

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