I Martiri per la Libertà lissonesi

Jun 16 2014
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“Venerdì 16 giugno 1944 lo storico narra di giornate limpide e terse come
oggi, troppo belle per morire, come nella “Guerra di Piero”, di Fabrizio
De Andrè, avrebbero preferito morire d’inverno, invece, morirono per
fucilazione in piazza a Lissone davanti alla fontana, Carlo Parravicini
detto “zaren” il sarto,di soli 23 anni (16/10/20) il primo ad essere
arrestato, e Pierino Erba di 28 (10/6/16); la nostra fontana storica ne
porta ancora i segni dei proiettili.
Il giorno successivo sabato 17, subirono la stessa morte nel cortile
della Villa Reale altri due giovani lissonesi, anch’essi di soli 23 anni
Remo Chiusi (16/07/20) e Mario Somaschini (17/04/21).


Questi 4 giovani Lissonesi, operai delle Officine Egidio Brugola, dopo
essere stati torturati e dopo un processo sommario e brevissimo durato
un solo giorno, furono fucilati come banditi perché ritenuti colpevoli
dell’attentato avvenuto il giorno precedente, il 15 giugno del 44, in
via Matteotti, (l’allora via Milano), attentato in cui trovarono la
morte due militi della Guardia Repubblicana, in forza al distaccamento
cittadino della Legione Muti.

Vorrei riprendere alcuni brani del libro E QUESTA FU LA STORIA di
Silvano Lissoni
Per capire meglio il contesto in cui avvenne l’attentato, dobbiamo fare
un piccolo passo in dietro.
L’8 marzo era scaduto il termine di presentazione ai Distretti Militari
della Repubblica di Salò, di una lunga, serie di classi di leva.
La propaganda repubblichina parla di massiccia corsa all’arruolamento,
ma non è del tutto vero…..
La caccia ai renitenti e disertori si fa, giorno dopo giorno, sempre più
ossessiva, aggressiva e violenta … Le perquisizioni perlopiù notturne,
naturalmente improvvise anche se attese , gettano il terrore nelle case,
nelle corti, nelle cascine, nei cortili: i militi repubblichini, urlano,
strattonano, sparano in aria, terrorizzano tutti, specialmente i
familiari dei ricercati, colpevoli di complicità, di reticenza, di omertà.
In questo contesto avvenne l’attentato del 15 giugno 44. prosegue
lettura a pag. 116

Colgo l’occasione per ringraziare di nuovo Silvano Lissoni per la bella
opera , purtroppo i testimoni diretti di quei giorni, si stanno
esaurendo per limiti di età, ed è stato meritorio scrivere i fatti a
imperitura memoria, perché le future generazioni sappiano che prezzo è
stato pagato per le nostre libertà democratiche, perché anche la grande
Storia, quella con la S maiuscola, quella che viene narrata sui libri
dagli storici, è passata tra le vie di Lissone.
Ho recentemente scoperto, nell’ultima opera del seregnese Pietro
Arienti. un altro fatto gravissimo che avvenne sempre in quel periodo,
il 30 giugno del ’44: nella sua abitazione di Lissone, fu arrestata la
signora Elisa Ancona, rea solo di essere ebrea, la quale dopo essere
stata reclusa a San Vittore, come tutte le persone anziane appena giunse
ad Auschwitz il 6 agosto del ’44, fu subito avviata alle camere a gas.
Penso che sia importante far conoscere ai giovani che questi avvenimenti
che di solito leggiamo solo sui libri o vediamo al cinema, sono accaduti
anche a Lissone.

Vorrei citare anche qualche ricordo verbale, tramandatomi da mia madre,
mi ricordava spesso l’orrore della guerra, e in particolare mi ripeteva
le testuali parole dell’omelia accorata di un predicatore che implorava
la PACE, con queste parole “PACE grida l’Italia, Pace grida la Germania,
Pace grida la Francia, L’Inghilterra; Con la pace tutto si costruisce,
con la guerra tutto si distrugge. Mai più guerra!”;
In merito a quei fatti del giugno 44, mia madre allora diciottenne che
lavorava all’OEB, mi raccontava della cattura in fabbrica del Pierino
Erba, bianco in volto, con lo “sciop” puntato alla schiena e mi
ricordava soprattutto il terrore del giorno successivo alla fucilazione,
quando durante la celebrazione della messa prima,
il secrista, Giulio Fumagalli detto “Giulai”, dovette intonare, da solo,
le litanie,
in un silenzio inusuale e surreale, il popolo lissonese non aveva più
voce, talmente inorridito dalla ferocia dell’esecuzione, un silenzio
surreale segno dello sgomento popolare per la morte di questi giovani.
A distanza di 70 anni, è giusto ricordare il sacrificio di questi giovani Martiri per la Libertà, ripeto martiri e non banditi“.

Cesare Fossati

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    Thanks a lot!

    Epifania

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