I vaccini alla prova delle evidenze

Nov 28 2013
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Considerando che non è ammissibile nè lecito che l’ignoranza e il pressappochismo
possano diffondersi senza rispondere con l’oggettività della conoscenza e delle evidenze
scientifiche, inviamo le seguenti considerazioni.

Tutti i dati prodotti in questi ultimi anni in risposta alle paure suscitate dalla pubblicazione
dell’articolo apparso su Lancet nel 1998 a nome del gastroenterologo Wakefield, hanno
permesso di smentire con articoli apparsi su riviste del calibro di New England Journal of
Medicine le falsità relative all’utilizzo dei vaccini. Alcune delle argomentazioni portate
dagli oppositori dei vaccini per sostenere la propria tesi riguardavano l’insorgenza di
gravi effetti collaterali, scarsa efficacia preventiva e presenza di ingredienti pericolosi o, addirittura, legami con l’insorgenza dell’autismo. La comunità scientifica e
le evidenze sperimentali dicono tutt’altro: tutte le statistiche sono a favore della
vaccinazione, dal momento che i benefici sono notevolmente superiori ai rischi. Basti
pensare che alcune malattie, come il vaiolo, sono quasi scomparse proprio grazie alle
campagne di vaccinazione. Tanto che attualmente non si procede più all’immunizzazione
per la patologia.
Inoltre questi effetti collaterali erano possibili con i vecchi vaccini come quello contro
la poliomielite. A differenza di quello diffuso oggi, la versione precedente conteneva il
virus vivo e attenuato. Anche se molto raramente, i virus vivi potrebbero effettivamente
tornare al loro stato naturale e provocare la paralisi. Ma i vaccini di oggi sono diversi,
perché contengono virus inattivi. Negli stati occidentali è prassi somministrare il vaccino
con virus inattivo e, ad oggi, non sono stati registrati casi di poliomelite dopo questo tipo di
vaccinazione. Un altro caso è quello che riguarda la pertosse. Negli Stati Uniti, all’inizio
degli anni novanta, alcuni bambini vaccinati contro la pertosse subirono vari effetti
collaterali, tra cui febbre e svenimenti. I genitori dei piccoli citarono in giudizio le case
farmaceutiche, sostenendo che i loro figli sarebbero potuti andare incontro a danni
cerebrali. Ma i giudici diedero loro torto, perché non esisteva alcuna evidenza
scientifica in merito.
A parte questi episodi, comunque, le statistiche parlano chiaro. Un bambino su mille, in
media, è colpito da effetti collaterali moderati, come pianto prolungato. Le probabilità
di effetti più gravi, come convulsioni o blocco intestinale, si attestano intorno a una su
decine di migliaia. Molto meno delle probabilità di morire per morbillo (un bambino su mille)
o per pertosse (un bambino su duemila), malattie prevenibili attraverso le relative
vaccinazioni. Un’altra falsa obiezione all’uso dei vaccini riguarda il fatto che i bambini non
possono sottoporsi a troppe vaccinazioni insieme in quanto il loro sistema immunitario
potrebbe risentirne negativamente. Non sono stati trovati collegamenti tra i cicli di
vaccinazioni subite e l’insorgenza di malattie durante l’infanzia. Nè esiste alcuna evidenza scientifica credibile che i vaccini possano in qualche modo sovraccaricare il sistema immunitario dei bambini. Sebbene non ancora completamente sviluppati, i piccoli sono anzi pronti ad accettare le immunizzazioni e, tra l’altro, hanno già a che fare con virus e batteri nella vita di tutti i giorni, a meno che non vivano sotto una campana di vetro a causa di immunodeficienze congenite o acquisite. Vorrei sottolineare che il centro
americano per la prevenzione ed il controllo delle malattie CDC raccomanda i vaccini in
tenera età perché è il momento in cui i bambini sono più vulnerabili, perché svanisce
l’immunizzazione naturale ottenuta dall’allattamento materno. In merito alla presenza di
sostanze pericolose come il thimerosal, o sodio etilmercurio tiosalicilato per esempio, un
composto organo-mercuriale, strutturalmente correlato a nitromersolo, una volta era
effettivamente comune in molti vaccini. Negli Stati Uniti, nell’Unione Europea e in alcuni
altri paesi tale composto è stato progressivamente eliminato, a scopo precauzionale, dai
vaccini ad uso pediatrico, per ridurre la potenziale sovra-esposizione al mercurio nei
bambini. Nonostante numerosi studi e ricerche scientifiche non rilevino alcuna
correlazione tra thimerosal e autismo una piccolissima minoranza di soggetti attivi
nell’ambito antivaccinale ritiene che il thimerosal potrebbe avere una presunta
correlazione con l’autismo. Il consenso scientifico internazionale, incluse le più importanti
istituzioni scientifiche e mediche mondiali, come il National Institute of Health statunitense
e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e così anche le agenzie governative come
la Food and Drug Administration e la CDC escludono espressamente, sulla base
dell’evidenza scientifica, che il thimerosal possa avere un qualunque ruolo nell’autismo o
nei disordini neurologici. Vale la pena ricordare anche che se un bambino non vaccinato si
ammala, c’è più rischio che trasmetta la malattia ai suoi compagni, soprattutto quelli a loro
volta non vaccinati. Ma non solo: potrebbe anche infettare quella piccola percentuale di
bambini per cui l’immunizzazione non funziona; i vaccini, infatti, non sono efficaci al
100%: quello contro il morbillo, per esempio, funziona nel 95% dei casi. Ma, ancora una
volta, le statistiche parlano chiaro: nel 2011, negli stati con politiche indulgenti rispetto alla
vaccinazione si è registrato il 90% in più di ammalati di pertosse rispetto agli altri.
In realtà, la maggior parte degli effetti collaterali sono molto più lievi rispetto alle patologie
da cui il vaccino protegge. Si tratta soprattutto di nausea, gonfiore, vomito, pianto
prolungato o altri effetti simili. Molto raramente, potrebbe comunque accadere che il
bambino sia allergico a un vaccino, in tal caso, è necessario sospendere la procedura, e
fare affidamento sulla protezione indiretta degli altri bambini vaccinati.
E’ importante vigilare e attenzionare l’operato delle grandi multinazionali farmaceutiche
e gli interessi forti che rappresentano e che le muovono, ma non bisogna nemmeno
eccedere all’opposto creando allarmismo ingiustificato e irrazionale che non tiene conto
delle evidenze scientifiche e si nutre di credenze e a volte, intende sfruttare la buona fede
e la fragilità delle persone colpite dal dramma della malattia, ci riferiamo all’autismo, per
immettere le persone in vie di cura che, spesso, generano a loro volta speranze illusorie e
remunerative per chi le vende.

Roberto Dominici Biochimico Clinico, coordinamento PD Lissone
Gianna Frasca Neuropsichiatra Infantile, coordinamento PD Lissone

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  • In effetti ci sono molte credenze dalle quali ci si lascia abbindolare, come quella che il vaccino abbia eradicato il vaiolo. La storia insegna che senza interrompere la vaccinazione sarebbe stato impensabile interrompere il flusso del vaiolo.

    Famose furono le esperienze fatte in Inghilterra, che introdusse il vaccino antivaioloso fin dal 1798 e lo rese obbligatorio nel 1853 con il Compulsory Vaccination Act inasprito da una Legge ancor più costrittiva nel 1867 per vincere le resistenze popolari. Nell’Italia post-risorgimentale, conseguita l’unità della Nazione, la vaccinazione antivaiolosa fu resa obbligatoria nel 1888.

    Nel bellissimo e documentatissimo libro di Benatti et al. si trova traccia del fallimento di questa vaccinazione. Se si esaminano le statistiche epidemiologiche attentamente, scopriamo che tra il 1870 e il 1872, 18 anni dopo l’introduzione della vaccinazione obbligatoria, quattro anni dopo lo sforzo coercitivo per vaccinare tutta la popolazione [con forti penalità per i trasgressori] e il 97,5% della popolazione ormai vaccinato, l’Inghilterra ebbe la peggiore epidemia di vaiolo del secolo, che mieté più di 44.000 vittime. Infatti a quell’epoca morì di vaiolo il triplo delle persone rispetto a quelle morte in un’epidemia precedente verificatasi quando meno persone erano state vaccinate.

    L’incidenza del vaiolo e le percentuali di morti durante l’epidemia del 1870 convinsero la popolazione della città di Leicester che il vaccino non funzionava e questa, dopo il 1871, rifiutò la vaccinazione [Durbach, Nadja. 2004. Bodily Matters: The Anti-Vaccination Movement in England, 1853–1907. ISBN-10: 0822334127].

    Nell’epidemia successiva del 1892, Leicester si affidò esclusivamente a migliori condizioni igieniche e alla quarantena. La città ebbe solo 19 casi di vaiolo e un morto, su una popolazione di 100.000 persone, rispetto alla città di Warrington, che ebbe un numero di casi sei volte superiore e un numero di morti 11 volte superiore di quelle di Leicester, anche se il 99% della popolazione era stata vaccinata.

    L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato che la soluzione per sradicare le malattie in molte parti dell’Africa Occidentale e Centrale sarebbe passare dall’immunizzazione di massa, che non sta dando buoni frutti, ad una campagna di sorveglianza, che potrebbe contenere la malattia attraverso procedimenti di isolamento.

    L’esperienza della Sierra Leone dimostra inoltre che la vaccinazione non è stata responsabile della scomparsa del vaiolo. Alla fine degli anni ’60, la Sierra Leone aveva il tasso più alto di vaiolo nel mondo. Nel gennaio del 1968 il paese iniziò la sua campagna per sradicare la malattia e tre delle epidemia più ampie furono controllate identificando e isolando i casi singoli, senza immunizzazione. Quindici mesi più tardi, l’area registrò il suo ultimo caso di vaiolo.

    Non meno interessanti furono le esperienze tedesche dove, grazie agli studi di un noto medico e fisico [Dr. Gerhard Buchwald], emerge incontestabilmente che la vaccinazione antivaiolosa servì, come era accaduto in Inghilterra, a diffondere la malattia e ad aumentare la mortalità, perchè la popolazione tedesca, negli anni che vanno dal 1947 al 1974, registrò un aumento sia dei casi di malattia che dei casi letali in tutti coloro che erano stati vaccinati e in particolare in tutti coloro che avevano avuto da uno a tre richiami di vaccino.

    Paolo
  • Buongiorno, questo articolo è facilmente sconfessabile da chiunque dotato di un po’ di un po’ di cervello.

    Le banalità elencate sono quelle degli spot pubblicitari diffusi dalla cosiddetta Big Pharma e, purtroppo, offrono una visione a dir poco parziale e pesantemente censurata di quella che è, invece, la realtà dei fatti.
    Un concetto fondamentale che, pur semplice e alla portata di chiunque, pare sfuggire alla considerazione è la difficoltà, fino non di rado all’impossibilità, di prevedere quali possano essere gli effetti reali di una mistura di composti chimici quando li s’introduce in un corpo vivente. Più un organismo è complesso – e quello umano è, in assoluto, il massimo della complicazione su questo pianeta – più marcata diventa l’imprevedibilità.
    Se, poi, si somministrano contemporaneamente molecole farmacologicamente attive, nessuno è in grado di giurare sugli effetti che ne conseguiranno.

    Ecco, allora, che i conservanti, gli stabilizzanti, gli adiuvanti, gli antibiotici e gli eccipienti vari che formano ormai di regola la composizione dei vaccini disponibili complicano il pronostico relativo alle reazioni del vaccinando. Non mi soffermo su componenti come i composti già usatissimi di Mercurio e quelli di Alluminio perché anche le autorità di controllo sono state costrette da evidenze pagate a suon di complicanze irreversibili a limitarne l’impiego. Ma le complicazioni non si fermano qui. La pratica corrente è quella di somministrare vaccini polivalenti, cioè mirati contro non una ma una serie di malattie, con questo obbligando l’organismo a qualcosa che non esiste nel suo bagaglio naturale: contrarre contemporaneamente un elenco di patologie e produrre gli anticorpi del caso.
    Ultimamente, poi, stanno venendo alla luce aspetti finora ignorati delle preparazioni: la presenza d’inquinanti solidi, inorganici, non biodegradabili e non biocompatibili.
    Se sugli aspetti delle aggiunte più o meno biologicamente giustificabili si è discusso, sugl’inquinamenti si cerca di non fare parola. Evidentemente l’imbarazzo al proposito è forte, anche perché, con molte probabilità, mentre gli additivi di cui sopra sono immessi volontariamente dalle aziende produttrici, gl’inquinanti come quelli che abbiamo trovato noi arrivano nessuno sa da dove. Individuarne l’origine o, magari, le origini potrebbe essere un problema più grave di quanto non si possa immaginare a prima vista. Una ricerca in proposito presupporrebbe un’azione messa in pratica da persone competenti che, al momento, sperando di sbagliare, mi sentirei di dire che non esistono nel settore industriale specifico, e potrebbe significare rivedere parecchie cose nell’ambito della produzione: forze umane, attrezzature, tempi… Denaro, insomma, e l’ovvia ammissione davanti al mondo di aver trascurato un aspetto importantissimo relativo alla sicurezza. Ricordo en passant che iniettare polveri con quelle caratteristiche può indurre alcune di quelle che oggi si chiamano nanopatologie e che malattie come, ad esempio, l’autismo o la narcolessia, non sono affatto escludibili per semplice atto di fede.
    Qualcosa poi va senz’altro accennato sulle sperimentazioni. Come credo sia noto, esistono tempi biologici che non si possono comprimere e, se le sperimentazioni si svolgono entro periodi più brevi di quanto Natura comandi, le estrapolazioni che eventualmente vengono fatte sono prive di qualunque valore. Insomma, se una malattia impiega 20 anni a manifestarsi, io devo lasciare trascorrere un tempo che superi ampiamente quel limite per poter stabilire se il mio farmaco è servito a qualcosa o no. Non solo, ma, non essendo la Medicina una scienza come la matematica, c’è bisogno di statistica, il che significa lavorare su popolazioni molto numerose e varie. Poiché l’industria non può permettersi di aspettare tanto né di operare su tanti soggetti, i risultati s’inventano. Triste? Magari qualcosa di più.

    Infine, il caso del Royal Free Hospital di Londra merita ampia delucidazione.

    Lo studio di The Lancet non è stato pagato dalla Legal Services Commission ed i nostri figli sono stati seguiti al Royal Free Hospital perché erano molto malati e avrebbero comunque effettuato delle indagini, anche se non fossero rientrati nella ricerca The Lancet, come molti altri bambini hanno fatto dopo lo studio The Lancet da altri consulenti presso il Royal Free e gli altri ospedali di Londra.
    Il Dr. Andrew Wakefield ha ascoltato le preoccupazioni di molti genitori riguardanti i loro bambini malati che soffrono di patologie intestinali e una forma di autismo, una malattia intestinale e danni al cervello che sono stati ignorati da altri professionisti. Questi genitori sono stati inseriti inevitabilmente in una ”lista nera” per aver affermato che i loro figli si sono ammalati dopo il vaccino MMR.
    I genitori parlavano di questa situazione anni prima che il Dr. Andrew Wakefield entrasse sulla scena e il governo britannico sapeva anche di queste preoccupazioni anni prima dello studio The Lancet, ma non ha fatto nulla per indagare, lasciando centinaia di altri bambini a rischio di effetti collaterali.

    In questa storia emerge la testimonianza scritta da parte del Dr. Peter Fletcher, Ex Ufficiale di Governo del Regno Unito che è stato anche il Presidente del Comitato sulla Sicurezza per le Medicine e Presidente Scientifico presso il Dipartimento della Salute Britannico, di cui riporto traduzione integrale e demando al lettore la capacità di discernere le questioni di politica farmaceutica dalle questioni di danni alla salute dei bambini.

    “Approssimativamente nel lontano 1987 nel Regno Unito furono sottoposti a valutazione, per ottenere la licenza di prodotto, tre vaccini MMR. L’inizio delle procedure fu oggetto di discussione al Joint Committee on Vaccination and Immunisation (JCVI).

    La mia posizione passata di Ufficiale Medico e Presidente con responsabilità per il Comitato sulla Sicurezza per le Medicine (CSM), ed i suoi sottocomitati, mi condusse alla conclusione che una grande quantità di lavoro avrebbe potuto essere fatta.

    In pochi minuti però balzò subito alla mia attenzione che al JCVI stavano procedendo verso il rapido conferimento della licenza per i tre vaccini.

    Quelle notizie avrebbero allarmato chiunque, perché il JVCI è puramente un comitato consultivo e non ha poteri nel conferimento o rifiuto di licenza. Di certo il Comitato sulla Sicurezza per le Medicine non avrebbe mai raccomandato il conferimento di licenze sull’evidenza di una così scarsa sicurezza.

    Negli anni 1988 e 1989 era disponibile una singola manciata di prove cliniche per ognuno dei tre vaccini, avendo arruolato non più di 7-800 soggetti e nessuno di loro riconducibile al Regno Unito.

    Se io fossi stato là avrei richiesto almeno 10.000 pazienti per ogni sottogruppo, con sorveglianza di sicurezza attiva per un minimo di 3 mesi, con la possibilità che questo avrebbe potuto essere esteso se fossero state scoperte sfortunate coincidenze e/o fossero stati riportati eventi avversi.
    Questo più probabilmente avrebbe risolto il nostro problema corrente, così come noi sappiamo che 35 casi di autismo erano stati riportati ufficialmente almeno al 1993.

    Il mio secondo commento è enfatizzare la grande importanza del “rechallenge positivo” dei casi che, per ogni scopo pratico, provi la causalità. Il CSM ha sempre dichiarato che il ”rechallenge positivo”, nell’assenza di altre cause equivalenti e credibili, doveva essere accettato come una relazione causale.

    Il mio terzo commento esprime le preoccupazioni nell’analisi delle reazioni anafilattiche come effetto avverso e serio. Questo aspetto è stato molto trascurato, ed evitato attentamente, quando la mortalità dei vaccini doveva essere discussa. Ovvero quello dell’importanza primaria, quando benefici e rischi della vaccinazione devono essere considerati e comparati con la mortalità delle infezioni.

    Se, per esempio, analizziamo un grafico di pre-vaccinazioni per la mortalità annuale a causa del morbillo (approssimativamente 50 casi nel 1967) e lo compariamo poi con la mortalità annuale a causa di vaccini, in paesi industrializzati dove i miglioramenti nelle condizioni sociali e standard di cura di salute sono stati realizzati, le differenze divengono incomodamente minime.

    Il mio quarto commento si riferisce alla valutazione di sicurezza di prodotti medici per le persone sane. I due più grandi esempi sono i contracettivi ormonali e i vaccini. Le differenze di trattamento tra i due farebbero sobbalzare la mente di chiunque. I contracettivi sono valutati più intensivamente di alcun altro gruppo di prodotti medicinali, sia per quanto riguarda gli animali che gli esseri umani. In contrasto, i vaccini sono investigati minimamente e sembra non esserci nessuna speranza di un miglioramento nel futuro.

    Il mio quinto commento è riferito alla condotta complessiva del caso del General Medical Council contro il Dr. Andrew Wakefield. Io ora sono stato coinvolto in cinque casi legali diversi, ed in tutto io ho attraversato stati d’animo diversi della disperazione quando ho dovuto affrontare come medico l’ignoranza scientifica degli avvocati (procuratori legali ed avvocati) su ambo i lati. Questo è piuttosto comprensibile da quando un’istruzione medica si estende su molti anni e, anche se gli avvocati fanno piuttosto bene sullo specifico del caso, loro si perdono quando devono arrivare al sodo della questione. Questo è proprio quello che è avvenuto nel caso sopra citato dove, al di là del caso complessivo, si è scaduti in un catalogo non dignitoso di bisticci tra accademici molto irritante.

    Gradirei in ultimo, menzionare i ritratti clinici e generali presentati da questi bambini affetti da sindrome autistica che, alla mia vista, costituisce una sindrome nuova e complessa. Le osservazioni cliniche e differenti non possono avere, nell’unicità dei singoli casi, un’eziologia patologica diversa e separata. Può essere che due o solo possibilmente tre processi patologici diversi siano interessati, ma la causa di radice può essere un solo fattore che inizia – quasi certamente i vaccini.”

    Infine, la decisione di scagionare il Professor Walker-Smith [Primario di Wakefield all’epoca dei fatti] nel mese di marzo 2012 è una chiara indicazione che il caso britannico del General Medical Council contro i medici del Royal Free Hospital è stato costruito appositamente per screditare qualunque forma di associazione tra malattie intestinali, condizioni di autismo e la correlazione delle segnalazioni allarmate dei genitori dopo che i loro figli avevano ricevuto il vaccino MMR.

    Le accuse rivolte al Prof. Walker-Smith e al team del Royal Free Hospital [inclusa la radiazione del Dr. Wakefield] ora possono, anzi devono essere viste con scetticismo totale come niente più che una caccia alle streghe per salvaguardare interessi costituitisi ai massimi livelli tra i governi, i media e l’industria farmaceutica.

    Questa decisione dimostra che:

    1. La carta di The Lancet del 1998 era un rapporto precoce dei casi visto in ordine progressivo in base alla necessità clinica e non aveva nulla a che fare con il progetto finanziato dal Legal Aid Board.

    2. I bambini segnalati nella carta The Lancet del 1998 erano molto malati, sono state garantite serie indagini cliniche e le indagini condotte erano interamente appropriate per le esigenze dei bambini.

    3. Le accuse di truffa basate su interpretazioni errate, propagate dal giornalista Brian Deer, dal politico Evan Harris, dalla stampa di Murdoch e dal British Medical Journal [con l’approvazione del GMC] sono quindi infondate.

    Siete disposti a un confronto serio? … oppure avete paura che un uomo solo sbigiardi tutte le vostre teorie? Sono disponibile a venire a farvi un po’ di sana lezione di “etica”.

    Cordialità

    MG
  • Sul fatto che le vaccinazioni contribuiscano allo sviluppo dell’autismo non ci sono molti dubbi, e molti genitori che hanno visto i propri figli spegnersi proprio a seguito di un vaccino lo sanno bene. Prima o poi sarà un dato di fatto, ma nel frattempo i genitori già sanno cos’è successo ai loro figli.
    Una pediatra americana ha AZZERATO i casi di autismo fra i suoi pazienti, ecco come:
    http://sanita-neonatale.blogspot.it/2013/10/come-ridurre-i-casi-di-autismo-da-294-0.html

    PaoloS
  • Buongiorno, questo articolo è facilmente sconfessabile da chiunque dotato di un po’ di un po’ di cervello.

    Le banalità elencate sono quelle degli spot pubblicitari diffusi dalla cosiddetta Big Pharma e, purtroppo, offrono una visione a dir poco parziale e pesantemente censurata di quella che è, invece, la realtà dei fatti.
    Un concetto fondamentale che, pur semplice e alla portata di chiunque, pare sfuggire alla considerazione è la difficoltà, fino non di rado all’impossibilità, di prevedere quali possano essere gli effetti reali di una mistura di composti chimici quando li s’introduce in un corpo vivente. Più un organismo è complesso – e quello umano è, in assoluto, il massimo della complicazione su questo pianeta – più marcata diventa l’imprevedibilità.
    Se, poi, si somministrano contemporaneamente molecole farmacologicamente attive, nessuno è in grado di giurare sugli effetti che ne conseguiranno.

    Ecco, allora, che i conservanti, gli stabilizzanti, gli adiuvanti, gli antibiotici e gli eccipienti vari che formano ormai di regola la composizione dei vaccini disponibili complicano il pronostico relativo alle reazioni del vaccinando. Non mi soffermo su componenti come i composti già usatissimi di Mercurio e quelli di Alluminio perché anche le autorità di controllo sono state costrette da evidenze pagate a suon di complicanze irreversibili a limitarne l’impiego. Ma le complicazioni non si fermano qui. La pratica corrente è quella di somministrare vaccini polivalenti, cioè mirati contro non una ma una serie di malattie, con questo obbligando l’organismo a qualcosa che non esiste nel suo bagaglio naturale: contrarre contemporaneamente un elenco di patologie e produrre gli anticorpi del caso.
    Ultimamente, poi, stanno venendo alla luce aspetti finora ignorati delle preparazioni: la presenza d’inquinanti solidi, inorganici, non biodegradabili e non biocompatibili.
    Se sugli aspetti delle aggiunte più o meno biologicamente giustificabili si è discusso, sugl’inquinamenti si cerca di non fare parola. Evidentemente l’imbarazzo al proposito è forte, anche perché, con molte probabilità, mentre gli additivi di cui sopra sono immessi volontariamente dalle aziende produttrici, gl’inquinanti come quelli che abbiamo trovato noi arrivano nessuno sa da dove. Individuarne l’origine o, magari, le origini potrebbe essere un problema più grave di quanto non si possa immaginare a prima vista. Una ricerca in proposito presupporrebbe un’azione messa in pratica da persone competenti che, al momento, sperando di sbagliare, mi sentirei di dire che non esistono nel settore industriale specifico, e potrebbe significare rivedere parecchie cose nell’ambito della produzione: forze umane, attrezzature, tempi… Denaro, insomma, e l’ovvia ammissione davanti al mondo di aver trascurato un aspetto importantissimo relativo alla sicurezza. Ricordo en passant che iniettare polveri con quelle caratteristiche può indurre alcune di quelle che oggi si chiamano nanopatologie e che malattie come, ad esempio, l’autismo o la narcolessia, non sono affatto escludibili per semplice atto di fede.
    Qualcosa poi va senz’altro accennato sulle sperimentazioni. Come credo sia noto, esistono tempi biologici che non si possono comprimere e, se le sperimentazioni si svolgono entro periodi più brevi di quanto Natura comandi, le estrapolazioni che eventualmente vengono fatte sono prive di qualunque valore. Insomma, se una malattia impiega 20 anni a manifestarsi, io devo lasciare trascorrere un tempo che superi ampiamente quel limite per poter stabilire se il mio farmaco è servito a qualcosa o no. Non solo, ma, non essendo la Medicina una scienza come la matematica, c’è bisogno di statistica, il che significa lavorare su popolazioni molto numerose e varie. Poiché l’industria non può permettersi di aspettare tanto né di operare su tanti soggetti, i risultati s’inventano. Triste? Magari qualcosa di più.

    Infine, il caso del Royal Free Hospital di Londra merita ampia delucidazione.

    Lo studio di The Lancet non è stato pagato dalla Legal Services Commission ed i nostri figli sono stati seguiti al Royal Free Hospital perché erano molto malati e avrebbero comunque effettuato delle indagini, anche se non fossero rientrati nella ricerca The Lancet, come molti altri bambini hanno fatto dopo lo studio The Lancet da altri consulenti presso il Royal Free e gli altri ospedali di Londra.
    Il Dr. Andrew Wakefield ha ascoltato le preoccupazioni di molti genitori riguardanti i loro bambini malati che soffrono di patologie intestinali e una forma di autismo, una malattia intestinale e danni al cervello che sono stati ignorati da altri professionisti. Questi genitori sono stati inseriti inevitabilmente in una ”lista nera” per aver affermato che i loro figli si sono ammalati dopo il vaccino MMR.
    I genitori parlavano di questa situazione anni prima che il Dr. Andrew Wakefield entrasse sulla scena e il governo britannico sapeva anche di queste preoccupazioni anni prima dello studio The Lancet, ma non ha fatto nulla per indagare, lasciando centinaia di altri bambini a rischio di effetti collaterali.

    In questa storia emerge la testimonianza scritta da parte del Dr. Peter Fletcher, Ex Ufficiale di Governo del Regno Unito che è stato anche il Presidente del Comitato sulla Sicurezza per le Medicine e Presidente Scientifico presso il Dipartimento della Salute Britannico, di cui riporto traduzione integrale e demando al lettore la capacità di discernere le questioni di politica farmaceutica dalle questioni di danni alla salute dei bambini.

    “Approssimativamente nel lontano 1987 nel Regno Unito furono sottoposti a valutazione, per ottenere la licenza di prodotto, tre vaccini MMR. L’inizio delle procedure fu oggetto di discussione al Joint Committee on Vaccination and Immunisation (JCVI).

    La mia posizione passata di Ufficiale Medico e Presidente con responsabilità per il Comitato sulla Sicurezza per le Medicine (CSM), ed i suoi sottocomitati, mi condusse alla conclusione che una grande quantità di lavoro avrebbe potuto essere fatta.

    In pochi minuti però balzò subito alla mia attenzione che al JCVI stavano procedendo verso il rapido conferimento della licenza per i tre vaccini.

    Quelle notizie avrebbero allarmato chiunque, perché il JVCI è puramente un comitato consultivo e non ha poteri nel conferimento o rifiuto di licenza. Di certo il Comitato sulla Sicurezza per le Medicine non avrebbe mai raccomandato il conferimento di licenze sull’evidenza di una così scarsa sicurezza.

    Negli anni 1988 e 1989 era disponibile una singola manciata di prove cliniche per ognuno dei tre vaccini, avendo arruolato non più di 7-800 soggetti e nessuno di loro riconducibile al Regno Unito.

    Se io fossi stato là avrei richiesto almeno 10.000 pazienti per ogni sottogruppo, con sorveglianza di sicurezza attiva per un minimo di 3 mesi, con la possibilità che questo avrebbe potuto essere esteso se fossero state scoperte sfortunate coincidenze e/o fossero stati riportati eventi avversi.
    Questo più probabilmente avrebbe risolto il nostro problema corrente, così come noi sappiamo che 35 casi di autismo erano stati riportati ufficialmente almeno al 1993.

    Il mio secondo commento è enfatizzare la grande importanza del “rechallenge positivo” dei casi che, per ogni scopo pratico, provi la causalità. Il CSM ha sempre dichiarato che il ”rechallenge positivo”, nell’assenza di altre cause equivalenti e credibili, doveva essere accettato come una relazione causale.

    Il mio terzo commento esprime le preoccupazioni nell’analisi delle reazioni anafilattiche come effetto avverso e serio. Questo aspetto è stato molto trascurato, ed evitato attentamente, quando la mortalità dei vaccini doveva essere discussa. Ovvero quello dell’importanza primaria, quando benefici e rischi della vaccinazione devono essere considerati e comparati con la mortalità delle infezioni.

    Se, per esempio, analizziamo un grafico di pre-vaccinazioni per la mortalità annuale a causa del morbillo (approssimativamente 50 casi nel 1967) e lo compariamo poi con la mortalità annuale a causa di vaccini, in paesi industrializzati dove i miglioramenti nelle condizioni sociali e standard di cura di salute sono stati realizzati, le differenze divengono incomodamente minime.

    Il mio quarto commento si riferisce alla valutazione di sicurezza di prodotti medici per le persone sane. I due più grandi esempi sono i contracettivi ormonali e i vaccini. Le differenze di trattamento tra i due farebbero sobbalzare la mente di chiunque. I contracettivi sono valutati più intensivamente di alcun altro gruppo di prodotti medicinali, sia per quanto riguarda gli animali che gli esseri umani. In contrasto, i vaccini sono investigati minimamente e sembra non esserci nessuna speranza di un miglioramento nel futuro.

    Il mio quinto commento è riferito alla condotta complessiva del caso del General Medical Council contro il Dr. Andrew Wakefield. Io ora sono stato coinvolto in cinque casi legali diversi, ed in tutto io ho attraversato stati d’animo diversi della disperazione quando ho dovuto affrontare come medico l’ignoranza scientifica degli avvocati (procuratori legali ed avvocati) su ambo i lati. Questo è piuttosto comprensibile da quando un’istruzione medica si estende su molti anni e, anche se gli avvocati fanno piuttosto bene sullo specifico del caso, loro si perdono quando devono arrivare al sodo della questione. Questo è proprio quello che è avvenuto nel caso sopra citato dove, al di là del caso complessivo, si è scaduti in un catalogo non dignitoso di bisticci tra accademici molto irritante.

    Gradirei in ultimo, menzionare i ritratti clinici e generali presentati da questi bambini affetti da sindrome autistica che, alla mia vista, costituisce una sindrome nuova e complessa. Le osservazioni cliniche e differenti non possono avere, nell’unicità dei singoli casi, un’eziologia patologica diversa e separata. Può essere che due o solo possibilmente tre processi patologici diversi siano interessati, ma la causa di radice può essere un solo fattore che inizia – quasi certamente i vaccini.”

    Infine, la decisione di scagionare il Professor Walker-Smith [Primario di Wakefield all’epoca dei fatti] nel mese di marzo 2012 è una chiara indicazione che il caso britannico del General Medical Council contro i medici del Royal Free Hospital è stato costruito appositamente per screditare qualunque forma di associazione tra malattie intestinali, condizioni di autismo e la correlazione delle segnalazioni allarmate dei genitori dopo che i loro figli avevano ricevuto il vaccino MMR.

    Le accuse rivolte al Prof. Walker-Smith e al team del Royal Free Hospital [inclusa la radiazione del Dr. Wakefield] ora possono, anzi devono essere viste con scetticismo totale come niente più che una caccia alle streghe per salvaguardare interessi costituitisi ai massimi livelli tra i governi, i media e l’industria farmaceutica.

    Questa decisione dimostra che:

    1. La carta di The Lancet del 1998 era un rapporto precoce dei casi visto in ordine progressivo in base alla necessità clinica e non aveva nulla a che fare con il progetto finanziato dal Legal Aid Board.

    2. I bambini segnalati nella carta The Lancet del 1998 erano molto malati, sono state garantite serie indagini cliniche e le indagini condotte erano interamente appropriate per le esigenze dei bambini.

    3. Le accuse di truffa basate su interpretazioni errate, propagate dal giornalista Brian Deer, dal politico Evan Harris, dalla stampa di Murdoch e dal British Medical Journal [con l’approvazione del GMC] sono quindi infondate.

    Siete disposti a un confronto serio? … oppure avete paura che un uomo solo sbugiardi tutte le vostre teorie? Sono disponibile a venire a farvi un po’ di sana lezione di “etica”.

    Cordialità … [mi raccomando cancellate anche questo commento, ho un bel screenshot che sarà pubblicato su nostro sito a riprova di vostra censura]

    MG
  • Buongiorno, dalle mie parti si dice: “se andava aveva le gambe”

    Oliviero

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