Le città ingovernabili

Nov 27 2014
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Oggi proponiamo questa interessante analisi di Tonino Perna, che sul Manifesto fa un’analisi molto reale e concreta della crisi di consenso che molti sindaci recentemente eletti stanno subendo. Non solo per dinamiche o demeriti propri, ma soprattutto perché abbandonati a loro stessi da una politica nazionale che tenta di scaricare sugli enti locali “il costo della crisi e del debito pub­blico insostenibile”.

Anche a Lissone verifichiamo tutti i giorni quanto descritto da Tonino Perna: le critiche pressanti e giustificate degli abitanti delle periferie che si sentono esclusi dalle riqualificazioni urbane dei centri storici, ai commercianti, ai servizi sociali alle scuole.
Qui tentiamo di tenere “botta”, facciamo di necessità virtù, rinunciamo agli oneri di urbanizzazione per salvare il consumo suolo, abbiamo una pressione fiscale calmierata. Ma in pochi sembrano accorgersene.

Buona Lettura.

Le città ingovernabili, il collasso della democrazia di Tonino Perna

“Se Italo Cal­vino avesse scritto oggi il suo insu­pe­ra­bile «Le città invi­si­bili» avrebbe incluso pro­ba­bilmente un capi­tolo dedi­cato alla «città ingo­ver­na­bile». Que­sta è infatti la con­di­zione della gran parte delle città ita­liane negli ultimi cin­que anni, da quando la crisi eco­no­mica ha pro­dotto cre­scente disoc­cu­pa­zione, pre­ca­rietà, disa­gio e paura crescenti. Da Pisa­pia a De Magi­stris, da Doria a Marino, da Orlando a Piz­za­rotti, non c’è più un sin­daco eletto sull’onda ed il biso­gno di una svolta radi­cale che oggi non sia in crisi di consensi. Per­sino Renato Acco­rinti, eletto a Mes­sina a furor di popolo un anno e mezzo fa, il sin­daco con la maglietta «No Ponte», icona della pace e della difesa dell’ambiente, è oggi a corto di con­sensi nella sua città mal­grado i risul­tati conseguiti.
[…]
Da una parte, i tagli dei tra­sfe­ri­menti sta­tali ai Comuni, inau­gu­rati dal governo Monti, dall’altra un debito inso­ste­ni­bile ere­di­tato dalle ammi­ni­stra­zioni pas­sate, ren­dono impos­si­bile rispon­dere ai biso­gni cre­scenti della cittadinanza. Crisi eco­no­mica e tagli ai bilanci comu­nali si tra­du­cono in una morsa che impe­di­sce di rispon­dere a un disa­gio sociale cre­scente e, soprat­tutto, all’insofferenza.

Gli abi­tanti delle peri­fe­rie sono diven­tati ansiosi e intol­le­ranti dopo aver sop­por­tato decenni di abban­dono e degrado. Infatti, biso­gna ricor­darlo, anche durante la cosid­detta «sta­gione dei sin­daci» le peri­fe­rie urbane, di Roma, Napoli o Cata­nia erano rima­ste sostan­zial­mente esterne alla riqua­li­fi­ca­zione urbana diretta soprat­tutto ai cen­tri sto­rici. Ma, non c’era la pesan­tezza di que­sta crisi e le popo­la­zioni delle peri­fe­rie si aspet­ta­vano ancora di essere incluse nel pro­cesso di rina­scita cit­ta­dino. C’era ancora la spe­ranza. In que­sti anni è stata seppellita.

Oggi non si dice più «piove governo ladro», ma per ogni gua­sto sociale e ambien­tale il «pun­ching ball» è il sin­daco. Doria a Genova e Marino a Roma, solo per citare gli ultimi casi, avranno pure le loro man­canze ma sono stati messi alla gogna come gli unici respon­sa­bili del disa­stro dell’alluvione o del degrado/razzismo dei quar­tieri peri­fe­rici. E non sono feno­meni iso­lati, ma desti­nati ad allar­garsi per­ché il governo Renzi rischia di sca­ri­care sugli enti locali il costo della crisi e del debito pub­blico insostenibile. Ed è una stra­te­gia che funziona. I tagli alla sanità pesano sulle Regioni che si tro­vano di fronte una forte oppo­si­zione sociale alla cosid­detta «razio­na­liz­za­zione dell’offerta ospe­da­liera» che com­porta la chiu­sura di decine di ospe­dali per ogni regione. I tagli ai comuni si abbat­tono sui ser­vizi sociali, i mezzi di tra­sporto locale e, soprat­tutto, aumen­tano le impo­ste locali.

Quasi tutte le ammi­ni­stra­zioni comu­nali sono diven­tate le più odiate dai com­mer­cianti, dai pro­prie­tari di case, dai sog­getti deboli pri­vati dell’assistenza neces­sa­ria. Risul­tato finale: lo scollamento/scontro tra popo­la­zioni ed ammi­ni­stra­zioni comu­nali porta al col­lasso della demo­cra­zia reale, per­ché è pro­prio a livello locale che è pos­si­bile pra­ti­care forme di demo­cra­zia par­te­ci­pa­tiva, di gestione dei Beni Comuni, di autogoverno.
[…]

comuni medioevo

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