Ludopatia: significato e conseguenze sulla persona

Oct 30 2015
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Il 2 novembre alle ore 14,30, presso la sede dell’ASL MB, in V.le Elvezia 2,  Sala Blu vi sarà un interessante incontro promosso dalla rete territoriale GAP, aperto a tutti gli interessati.         

Il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) è stato riconosciuto ufficialmente come patologia nel 1980 dall’Associazione degli Psichiatri Americani; ed è stato classificato nel DSM IV come “disturbo del controllo degli impulsi non classificati altrove”. Il manuale diagnostico di classificazione dei disturbi psichiatrici, il  DSM IV, ha definito il GAP come un “comportamento persistente, ricorrente e maladattivo di gioco che comprende gli aspetti della vita personale, familiare e lavorativa del soggetto”. Il GAP può essere definito una “dipendenza senza sostanza” che in alcuni casi si accompagna all’uso di sostanze stupefacenti e/o di alcool, a problemi della sfera emotiva-affettiva-sessuale o a disturbi da deficit dell’attenzione con iperattività. Inoltre i giocatori possono essere a rischio di sviluppare condizioni mediche generali correlate allo stress come:

ipertensione, ulcera peptica ed emicrania. Se il soggetto presenta almeno cinque di questi sintomi, viene diagnosticato un quadro di Gioco d’Azzardo Patologico (DSM-IV, 1994):

  1. È eccessivamente assorbito dal gioco d’azzardo (per esempio, il soggetto è continuamente intento a rivivere esperienze trascorse di gioco, a valutare o pianificare la prossima impresa di gioco, a escogitare i modi per procurarsi denaro con cui giocare).
  2. Ha bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori per raggiungere lo stato di eccitazione desiderato.
  3. Ha ripetutamente tentato di ridurre, controllare o interrompere il gioco d’azzardo, ma senza successo.
  4. È irrequieto o irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo.
  5. Gioca d’azzardo per sfuggire problemi o per alleviare un umore disforico (per esempio, sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione).
  6. Dopo aver perso al gioco, spesso torna un altro giorno per giocare ancora (rincorrendo le proprie perdite).
  7. Mente ai membri della propria famiglia, al terapeuta, o ad altri per occultare l’entità del proprio coinvolgimento nel gioco d’azzardo.
  8. Ha commesso azioni illegali come falsificazione, frode, furto o appropriazione indebita per finanziare il gioco d’azzardo.
  9. Ha messo a repentaglio o perso una relazione significativa, il lavoro, oppure opportunità scolastiche o di carriera per il gioco d’azzardo.

Fa affidamento sugli altri per reperire il denaro per alleviare una situazione economica disperata causata dal gioco (una “operazione di salvataggio”). Dietro ai problemi di gioco eccessivo sta l’incapacità individuale di controllare i propri impulsi. Di conseguenza, ogni tipologia di gioco può diventare problematica, similmente a quanto avviene ad un alcolizzato che può esagerare nel consumo di diversi tipi di bevande.

Ad ogni modo, determinati giochi hanno caratteristiche intrinseche che finiscono per acutizzare i problemi dei giocatori eccessivi. Anche se gli studi sono in una fase iniziale, pare evidente che la velocità di gioco sia un fattore rilevante. In altre parole, più rapida è la sequenza con cui è possibile puntare o scommettere e più facilmente un individuo svilupperà un rapporto problematico con un determinato gioco. Secondo lo studio dell’Università Sapienza Roma, circa 500 mila persone adulte tra 18-74 anni  nel 2010 hanno avuto comportamenti di gioco problematico, risultati analoghi sono quelli dello studio Ipsad del CNR di Pisa nel 2011 su popolazione di 15-64 anni; nella popolazione studentesca secondo lo studio Espad IFC/CNR del 2011 i soggetti a rischio minimo sono 170 mila e 90 mila sono i soggetti problematici. Più elevate sono le stime di rischio tra i giocatori on line, quasi il 10% di chi gioca on line ha un profilo problematico.

Attualmente, in Italia, secondo la Relazione Annuale al Parlamento

2012 sono circa 5 mila le persone in trattamento per gambling, in quasi 200 servizi territoriali SerT. Il decreto legge 13 settembre 2012, n. 158 (Decreto Balduzzi), convertito con modificazioni dalla legge 8 novembre 2012, n. 189 prevede che i cittadini italiani possano essere curati per GAP (gioco d’azzardo patologico) presso i servizi dipendenze presenti in tute le Aziende Sanitarie.

Ricerche condotte all’estero (Nevada Council on Problem Gambling e British Columbia Partnership for Responsible Gambling) dimostrano che molti  ragazzi hanno avuto la loro prima esperienza di gioco prima dei

18 anni e che i giovani rischiano concretamente di sviluppare forme di dipendenza dal gioco con maggiore facilità rispetto agli adulti. Un numero consistente di giocatori che iniziano un trattamento di cura dichiara di aver iniziato a giocare durante l’adolescenza. Il dibattito su questo punto è comunque aperto. Appare certo che l’atteggiamento dei genitori rispetto al gioco abbia un ruolo centrale nel determinare l’approccio dei ragazzi al gioco.

 Roberto Dominici

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