Monica Borgonovo: “lascio il PD”

May 15 2015
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Riesco solo ora a trovare un momento per buttare giú due righe che possano riassumere, poco e male, tutto quello che da parecchio tempo mi passa nella mente e nel cuore.
Lo devo ad amici, compagni di partito ed elettori.

Sono uscita prima di saperlo.
Scorrendo la la mia pagina Facebook all’indietro, lo constato con chiarezza:
sono uscita da mesi.
Lascio il PD e, questa volta, lo farò anche formalmente.
Lascerò il gruppo consiliare del PD a Lissone e il Coordinamento del Circolo.
Lascerò l’esecutivo provinciale, e la delega alla cultura che tanto mi è cara e sulla quale così poco ho lavorato, a causa dei problemi familiari di quest’ultimo anno: di questo mi dispiace molto.
Lascio la Direzione regionale dove, con un grande (any sense) gruppo di amici, abbiamo portato la passione, la competenza e gli stimoli al dibattito che sono sotto gli occhi di tutti.
Lascio il PD. Come pesano queste parole…

Lo faccio non a cuor leggero, ma con grande sofferenza e anche un po’ di rabbia.
Perchè questa è la mia casa.
Sono nativa PD, mi sono riconosciuta da subito in questo progetto e da subito, ancor prima che nascesse, ci ho lavorato.
Con grande entusiasmo, passione e impegno. Anche con abnegazione, come mi riconoscerà chi ha avuto occasione di incontrarmi.
È la mia casa.
Dovrebbe andarsene, piuttosto, chi ha trasformato questa casa in un’altra cosa, portando avanti politiche che non posso condividere, che definirei quanto meno di centrodestra, e (qui ci manca un verbo, forse) alleanze per me insopportabili, a partire dal governo di larghissime intese che doveva essere provvisorio ed è in vece ormai la quotidianità.
Ma tant’è.

Spiace, perchè ai livelli piu bassi va diversamente, a volte.
Peró la politica si fa a Roma e ormai la trasformazione comincia a vedersi anche nei Circoli.
Mi siace tantissimo lasciare amici di battaglie e percorsi importanti, vissuti insieme in questi anni, che resteranno nel PD per i più svariati motivi.
Li rispetto e li abbraccio. Tutti ed ognuno.
Certa di ritrovare molti di loro, più avanti, in un altro spazio.
A loro dico, con le parole di Richard Buckminster Fulleri:
“Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda obsoleto il modello esistente”.
Continua a stupire e a stupirti, insomma.
Per combattere all’interno, come qualcuno mi sollecita a continuare a fare, bisogna almeno giocare la stessa partita. Ci devono e essere le condizioni minime per giocarla, ed è evidente che non è più così. Non lo è più da tempo.
Abbiamo cercato di farlo nel PD, forse da illusi, forse da utopisti. Di certo da ottimisti.

Io ho ancora voglia di dedicare energie e impegno, di dare il mio contributo per provare a rendere migliore e più giusta la società. Ho ancora voglia di stupirmi.
Perciò esco dal PD.
Perchè lì non è più possibile farlo. Ne abbiamo parlato a lungo in questi mesi. Siamo rimasti il più possibile per senso di responsabilità. Ma, lo dico con rammarico, non ha funzionato.

Non esco perché esce Pippo Civati.
Esco dopo di lui. E con lui, certo.
Per ragioni comprensibili. Ai più.
Esco dopo di lui, che mi è stato maestro e compagno in questo percorso appassionante, che purtroppo oggi si chiude.
“Un vaso ha fatto traboccare il vaso” e Pippo ha solo tolto definitivamente il coperchio.
Ci ha permesso, a quelli tra noi che non l’avevano già fatto in sordina, di andare.
E l’ha fatto in un modo che in tanti hanno criticato ma che io, forse perchè lo conosco da una vita, ho apprezzato: ci ha permesso di prendere la decisione definitiva – perchè ognuno di noi l’aveva già maturata in cuor suo, non raccontiamocela – liberamente, ciascuno per sé e senza condizionamenti, da parte di nessuno. Meno di tutti da parte sua.
Di questo lo ringrazio. Di essere stato, ancora una volta, un promotore di leadership condivisa. Non soltanto un leader. Certo non un uomo solo al comando.
Ognuno ha preso o prenderà la sua strada. Secondo i propri tempi e le proprie convinzioni.
Ad alcuni di noi è stato lasciato il compito, difficile ma entusiasmante, di fare da avanguardia.

Mi consentirete di usare un’immagine, mischiando il sacro e il profano:
il velo del tempio si è squarciato, il re è nudo e siamo nudi anche noi.
Dobbiamo prendere una decisione.
In tanti stanno bussando alla porta e siamo noi quelli che hanno la responsabilita di aprirla.
Tocca a noi trovare il coraggio e andare.
Ed invitare non dentro, ma fuori, all’aperto, in uno spazio ancora tutto da inventare insieme.
Le competenze ci sono, le idee anche.
Se non agiamo, diventiamo colpevoli.
L’altro giorno un’amica ventenne, che da più di un anno non si vedeva, mi ha scritto
“Finalmente posso uscire dal mio nascondiglio”.
Ecco: se i giovani ritornano un nuovo inizio è davvero #possibile.
Possiamo continuare a stupirci.

Monica Borgonvo

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