Relazioni internazionali

Mar 27 2014
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Tutto si configura diversamente quando passiamo dal regno delle astrazioni a quello della realtà”.
Karl von Clausewitz

La politica estera come sola appendice di quella nazionale. La pochezza della politica italiana e la sua scarsa capacità di vedere al di là dei nostri confini spesso ha portato il nostro paese a ritagliarsi solo ruoli marginali a livello internazionale.

La crisi russo-ucraina sta scavando un nuovo solco tra gli Stati Uniti e la Russia, e l’Italia finge che ciò non sia importante e si astiene da qualsiasi vera presa di posizione rimanendo in una sorta di limbo decisionale per evitare di doversi schierare effettivamente.

Una paura di fare una scelta che è pura espressione del timore di avverse strumentalizzazioni in polititca interna e di perdere possibili partner commerciali.

Ieri Il nostro Premier ha disertato la cena ufficiale con gli altri leader mondiali preferendo concentrarsi sui problemi di casa nostra… probabilmente la mossa corretta se si pensa alle prossime elezioni ma errata nella logica della Politica Estera. Sarà stata anche una “semplice” cena, ma la presenza avrebbe implicato una condivisione ed un segnale di voler avere voce in capitolo.

Invece no. La politica estera italiana è ancora prigioniera di quella logica provinciale in cui l’hanno relegata i venti anni di berlusconismo. Un’idea per la quale ogni rapporto con l’estero era regolato e guidato da sole logiche economiche e di possibilità di investimento. Un modo di ragionare che ci ha portato a interagire con tutto e tutti…da importanti leader a meschini dittatori.

Sono ancora vividi i ricordi dei continui contatti avuti tra berlusconi e figure discutibili come Gheddafi, Assad, Nazarbaev o Lukashenko. Proprio con quest’ultimo si toccò il punto più basso…quando nel 2009 l’allora nostro primo ministro si recò a Minsk esaltando il dittatore con la terribile frase: “Grazie anche alla sua gente, che so che la ama: e questo è dimostrato dai risultati delle elezioni che sono sotto gli occhi di tutti”. Un’iniziativa italiana che ruppe l’isolamento imposto al dittatore bielorusso da tutta la comunità internazionale occidentale.

L’Italia non può più permettersi di avere il senatore Antonio Razzi a rappresentarla in qualità della Commissione esteri!!!

Le relazioni internazionali devono andare oltre il puro calcolo economico e l’Italia non può continuare con la politica berlusconiana per la quale si dava legittimazione a dittatori in cambio di possibilità di investimento. Altrimenti in futuro avremo altri casi Shalabayeva, in cui il nostro paese ha fatto una figura miserrima assecondando servilmente le richieste del dittatore kazako e calpestando il diritto internazionale e nazionale.

Indipendentemente dal giudizio sulla questione della Crimea l’Italia non può rimanere ai margini della comunità internazionale, cercando solo di non scontentare nessuno.

Cambiare verso vuol dire anche fare scelte su posizioni etiche e morali e non solo economiche, vuol dire rifiutare di prostrarsi al dittatore di turno per ottenere concessioni petrolifere o per vendere auto di lusso, vuol dire interagire attivamente con gli altri soggetti internazionali… nel bene e nel male.

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