“Teoria Gender”: l’arte di fare propaganda, usando la scuola

Oct 08 2015
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Il 7 ottobre 2015, il governo della regione Lombardia ha dimostrato nuovamente di preferire la propaganda elettorale inseguendo l’ignoranza, l’oscurantismo e i timori indotti piuttosto che affrontando i problemi reali dei nostri concittadini.
La presentazione di una mozione contro una fantasiosa “Teoria Gender” avrebbe dovuto lasciare allibito ogni cittadino dotato di un minimo di capacità critica e di analisi, portando solo biasimo per i politici che hanno avuto il tragicomico coraggio di sostenerla. Ma purtroppo, per dirla alla Crozza, siamo il Paese delle Meraviglie e invece di cassarla per ciò che è, la maggioranza dei consiglieri lombardi ha preferito approvarla.
Da oggi quindi ci ritroviamo con una norma oscurantista, retrograda e che sembra ripresa dalla bolla  “Ad abolendam diversarum haeresum pravitatem” di medievale fattura.
Principalmente gli aspetti della mozione che più dovrebbero preoccupare i normali cittadini  sono l’infondata trasformazione degli studi di genere in una “teoria gender” e l’introduzione del principio di censura degli programmi scolastici.
Rispetto al primo punto, non voglio neanche prendere in considerazione i vaneggiamenti fantasiosi relativi alla teoria gender ma preferisco fare una superficiale precisazione sugli studi di genere (mi scuso per l’approssimazione) che sono l’unico fatto concreto. Gli studi di genere partono dal presupposto che insieme al sesso che definisce biologicamente un maschio ed una femmina esistano una serie di aspetti di genere (maschile o femminile) che sono invece indotti dalla società e modificabili nel tempo, come per esempio il considerare la donna non idonea al voto. Tali studi servono quindi ad individuare tali aspetti e a permettere, attraverso la consapevolezza, di superare  tutte le logiche discriminatorie tra i sessi.
Per quanto riguarda il secondo aspetto della mozione, introdurre il principio che la politica possa intervenire sui testi scolastici per decidere cosa sia corretto e cosa sia sbagliato è un atto di incredibile gravità  che contrasta l’articolo 33 della costituzione (comma 1 “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”) e ricorda i periodi bui di ogni dittatura… di questo passo quando la regione lombarda approverà una mozione censurare anche fatti politici o periodi della storia ?
Massimiliano Uberti
Portavoce Circolo PD Lissone
genderscuola

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